Patrimonio Artistico

Il patrimonio architettonico ed artistico di Francavilla è costituito dal Santuario della Madonna di Pompei del XIX sec., festeggiata la quarta domenica di agosto; la Chiesa Parrocchiale di S. Felice e S. Policarpo (protettori del paese).
Si tratta di un edificio del XIX sec., restaurato nel 1957, che custodisce una grande tela raffigurante la presentazione al Tempio del XVIII sec., una tela raffigurante la Madonna in trono e Santi, un altare maggiore ed altari secondari in legno dipinto ad imitazione del marmo intarsiato del XVIII sec.; la Cappella di S. Antonio del XIX sec.; la Cappella di S. Giuseppe del XIX sec. con una tela raffigurante la Madonna dell'Assunta; la Cappella dell'Assunta del XIX sec.; la Villa Padronale detta "Castello Viceconte", costruita nel 1886 con centro di azienda agricola e abitazione privata; la Certosa di S. Nicola, dedicata al Santo di Bari.

Fondata in contrada S. Elania (comunemente detta Fra Tommaso) nel 1395 da Vencislao, conte di Chiaromonte.

La Certosa doveva essere maestosa e magnifica, come appare dall'imponenza delle sue mura, ora diroccate, ed era la terza nel napoletano, dopo quella di Padula e l'altra di Serra San Bruno in Calabria.

Possedeva numerose ricchezze donate dal Principe Sanseverino.

I Certosini ebbero, in realtà, in dono, dalla Principessa Sanseverino, tutto l'agro di Francavilla, avendo questa ottenuto da S. Nicola la grazia per la guarigione del figlio gravemente ammalato.

I Certosini, nel 1420, per concessione della regina Giovanna II, edificarono la borgata di Francavilla, per alloggiarvi i loro servi e coloni.

Il nome deriva dal fatto che la loro villa era franca da ogni balzello regalizio.

I contadini, sgravati da tasse ed angherie, si affrettarono a popolare il centro, che nei secoli successivi si ingrandì notevolmente.

Soltanto gli abitanti dovevano pagare la decima alla Certosa, il cui priore protempore era il barone dei possedimenti.

In tempi di carestia i certosini distribuivano gratuitamente il pane alla popolazione e, anzi, invalse l'usanza di distribuire ogni anno, dal 6 ottobre, festa di S. Bruno, al 9 marzo, festa di S. Nicola, pane a tutti.

La Chiesa, ove non erano ammesse donne, non era grande, ma sfarzosa e splendida.

Vi erano custoditi due grandi busti d'argento, uno di S. Nicola e l'altro di S. Bruno, fondatore dell'ordine.

Il Convento era opulentissimo ma i Certosini spendevano molto tanto che spesso erano costretti a fare debiti e, quando fu soppresso, la Chiesa di Francavilla vantava un credito di 4000 ducati che non riscosse e dovette accontentarsi di prendere parati ed arredi sacri.

La distruzione della Certosa fu quasi totale tra il 1808 ed il 1812.



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